Lettere

Data
21-06-2003
 
 
Comunismo

Caro Gb,

mi permetto di darti del tu anche senza conoscerti, perché sei un personaggio pubblico e fai parte del mio vissuto quotidiano alla pari delle persone con le quali interloquisco fisicamente ogni giorno.
Inutile dire che ho stima di te e del tuo modo di esaminare i fatti da un punto di vista non massificato, pur non condividendo molte delle posizioni delle quali questo sito è permeato, quali l'antieuropeismo sfrenato e l'attacco anche personale contro i leader della sinistra, senza che la medesima veemenza dialettica venga adoperata discettando dei quanto meno improbabili " personaggi pubblici" espressi dalla Lega e dal Centrodestra in genere.
Ma tant'è, e cosa c'è di meglio che dialogare e scambiare opinioni con chi non la pensa come te ?
Vorrei sapere se condividi le note sul "comunismo " di Ida Magli che ho letto e riletto più volte, ricavandone non poche perplessità.
Certo, il marxismo era "economico" prima che pratica sociale; ma di qui a dire che viviamo in una società permeata di valori e sovrastrutture direttamente derivanti da quell'ideologia, francamente mi sembra un pò troppo.
Faccio una considerazione da pensatore di quart'ordine, quale sono:
Se oggi, anno 2003, in Italia e nel mondo occidentale in genere il comunismo avesse trionfato nella pratica, se non nella teoria, credo che sarebbe da tempo stato introdotto nella Costituzione l'art. 140, che così avrebbe recitato :

"Il Parlamento in seduta comune alla prima seduta di ogni anno solare definirà i limiti massimi di ricchezza individuale, oltre i quali coloro che posseggono risorse economiche e proventi in genere hanno l'obbligo di reimpiego nei settori sociali definiti , anno per anno dallo stesso Parlamento, bisognevoli di sostegno."

Provocazione, certo. Ma se quello che dice la Magli è fondato, perché non può esserlo questo ?
Inoltre, ti seguo con interesse quando parli dell'unico reviosionismo storico che avrebbe davvero senso perseguire nel nostro paese, ma che è ancora un tabù così forte da non potersene neanche accennare : la guerra civile seguita all'occupazione militare del Regno di Napoli da parte dei Savoia. Altro che Risorgimento...

Con stima,

Luigi D'Ambrosio,
avvocato di mezza età di Caserta

Gentile Avv. D'Ambrosio,

rispondo io per la parte che mi riguarda più direttamente alla lettera da lei inviata a Guerri, ossia quella sul "comunismo", lasciando a Giordano le considerazioni sul Regno di Napoli.
Sono sicura che lei non è il solo a meravigliarsi del mio modo di parlare del comunismo per cui la ringrazio di permettermi una esposizione più approfondita.
Per prima cosa: i significati e i valori che
guidano ogni singolo modello culturale sono sempre impliciti, non consapevoli, e tuttavia talmente ovvi che nessuno, o quasi nessuno, ritiene necessario discuterli. Tanto meno colui o coloro che detengono il Potere. E' questo uno dei motivi (oltre a molti altri) per il quale nella Costituzione non è scritto l'articolo 140 di cui lei parla. Una "Costituzione" infatti, strumento nato per la democrazia, astutamente enuncia i "diritti" dei cittadini.
Secondo fattore determinante: ogni modello culturale segue il sistema logico del pensiero umano; pertanto non sopporta contraddizioni. "Comunismo" è uguaglianza, identità e quindi interscambiabilità fra gli individui, che non sono soggetti assoluti, mentre era questo il principio che reggeva l'affermazione dell'uguaglianza: ogni soggetto è tale perché è unico. Con il comunismo questo principio è stato capovolto: nessuno è "soggetto", ma è un "lavoratore" (come recita orrendamente anche la Costituzione italiana), principio che discende del tutto e per prima cosa da Marx. Da qui la dipendenza dal "Potere - Datore di lavoro"; da qui l'unificazione dei salari, la
redistribuzione del reddito attraverso lo Stato (vedi Pensioni). Lo Stato significa il dominio della "coscienza collettiva" su quella personale. Vedi: aborto, finanziamento ai giornali, finanziamento alle religioni, ecc. ecc. Ossia: nessuno può sostenere personalmente le idee in cui crede; pertanto le idee sono tutte uguali e viene abolito il diritto al pensiero, al giudizio critico, alla responsabilità personale di questo giudizio critico.
Terzo fattore determinante: l'abolizione delle Nazioni e delle differenze fra i popoli perseguito con l'Unione Europea è un'idea che non sarebbe mai potuta nascere senza l'internazionalismo propugnato da Marx. So che molti lettori del nostro sito trovano eccessiva la posizione degli Italiani Liberi contro l'Unione Europea. Ed è mia intenzione cercare di dimostrare, ancora più chiaramente di quanto non abbia fatto fino ad oggi, che la catastrofe attende tutti i popoli che vi sono assoggettati, e per primi gli Italiani. Confermo qui soltanto una cosa: che si tratta dell'operazione più radicalmente comunista che sia stata mai progettata (per questo le Sinistre ne sono ovunque e più ancora in Italia, i maggiori guardiani) e che, annientando i popoli, crollerà rovinosamente peggio dell'Unione Sovietica. Mi permetta però, gentile signor d'Ambrosio, di rinviare ad altro articolo questo argomento.

Quarto fattore determinante: l'idea di usare il pezzo del corpo (sottolineo "corpo" perché il concetto della totalità della persona nel pensiero di Marx è stato abolito: per questo è "lavoratore", forza lavoro, ecc.) di un individuo trasferendolo in un altro corpo, non poteva nascere che nel sistema di significati e di valori comunista. Eliminazione delle barriere poste dalla Natura con l'unicità individuale del DNA e eliminazione della "morte" come forma significativa per la specie umana di fondamento metafisico della convivenza di gruppo. Anche su questo sarà necessario tornare più a lungo.
Segnalo, per ora, un libro di un comunista che non si è mai vergognato di dichiararsi tale, Giovanni Berlinguer, il quale è anche un medico e professore universitario di Igiene del Lavoro, persona sensibile e serissima, e che ha dato al suo saggio sui trapianti d'organo un titolo esemplare: "La Merce Finale" (Baldini-Castoldi, Milano, 1996)


Con i saluti più cordiali,
Ida Magli