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Caro Gb,
mi
permetto di darti del tu anche senza conoscerti, perché sei un personaggio
pubblico e fai parte del mio vissuto quotidiano alla pari delle persone con le
quali interloquisco fisicamente ogni giorno.
Inutile dire che ho stima di te e del tuo modo di esaminare i fatti da un punto
di vista non massificato, pur non condividendo molte delle posizioni delle quali
questo sito è permeato, quali l'antieuropeismo sfrenato e l'attacco anche
personale contro i leader della sinistra, senza che la medesima veemenza
dialettica venga adoperata discettando dei quanto meno improbabili " personaggi
pubblici" espressi dalla Lega e dal Centrodestra in genere.
Ma tant'è, e cosa c'è di meglio che dialogare e scambiare opinioni con chi non
la pensa come te ?
Vorrei sapere se condividi le note sul "comunismo " di
Ida Magli che ho letto e riletto più volte, ricavandone non poche
perplessità.
Certo, il marxismo era "economico" prima che pratica sociale; ma di qui a dire
che viviamo in una società permeata di valori e sovrastrutture direttamente
derivanti da quell'ideologia, francamente mi sembra un pò troppo.
Faccio una considerazione da pensatore di quart'ordine, quale sono:
Se oggi, anno 2003, in Italia e nel mondo occidentale in genere il comunismo
avesse trionfato nella pratica, se non nella teoria, credo che sarebbe da tempo
stato introdotto nella Costituzione l'art. 140, che così avrebbe recitato :
"Il
Parlamento in seduta comune alla prima seduta di ogni anno solare definirà i
limiti massimi di ricchezza individuale, oltre i quali coloro che posseggono
risorse economiche e proventi in genere hanno l'obbligo di reimpiego nei settori
sociali definiti , anno per anno dallo stesso Parlamento, bisognevoli di
sostegno."
Provocazione, certo. Ma se quello che dice la Magli è fondato, perché non può
esserlo questo ?
Inoltre, ti seguo con interesse quando parli dell'unico reviosionismo storico
che avrebbe davvero senso perseguire nel nostro paese, ma che è ancora un tabù
così forte da non potersene neanche accennare : la guerra civile seguita
all'occupazione militare del Regno di Napoli da parte dei Savoia. Altro che
Risorgimento...
Con
stima,
Luigi D'Ambrosio,
avvocato di mezza età di Caserta
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Gentile Avv. D'Ambrosio,
rispondo io per la parte che mi
riguarda più direttamente alla lettera da lei inviata a Guerri, ossia quella sul
"comunismo", lasciando a Giordano le considerazioni sul Regno di Napoli.
Sono sicura che lei non è il solo a meravigliarsi del mio modo di parlare del
comunismo per cui la ringrazio di permettermi una esposizione più approfondita.
Per prima cosa: i significati e i valori che
guidano ogni singolo modello culturale sono sempre impliciti, non consapevoli, e
tuttavia talmente ovvi che nessuno, o quasi nessuno, ritiene necessario
discuterli. Tanto meno colui o coloro che detengono il Potere. E' questo uno dei
motivi (oltre a molti altri) per il quale nella Costituzione non è scritto
l'articolo 140 di cui lei parla. Una "Costituzione" infatti, strumento nato per
la democrazia, astutamente enuncia i "diritti" dei cittadini.
Secondo fattore determinante: ogni modello culturale segue il sistema logico del
pensiero umano; pertanto non sopporta contraddizioni. "Comunismo" è uguaglianza,
identità e quindi interscambiabilità fra gli individui, che non sono soggetti
assoluti, mentre era questo il principio che reggeva l'affermazione
dell'uguaglianza: ogni soggetto è tale perché è unico. Con il comunismo questo
principio è stato capovolto: nessuno è "soggetto", ma è un "lavoratore" (come
recita orrendamente anche la Costituzione italiana), principio che discende del
tutto e per prima cosa da Marx. Da qui la dipendenza dal "Potere - Datore di
lavoro"; da qui l'unificazione dei salari, la
redistribuzione del reddito attraverso lo Stato (vedi Pensioni). Lo Stato
significa il dominio della "coscienza collettiva" su quella personale. Vedi:
aborto, finanziamento ai giornali, finanziamento alle religioni, ecc. ecc.
Ossia: nessuno può sostenere personalmente le idee in cui crede; pertanto le
idee sono tutte uguali e viene abolito il diritto al pensiero, al giudizio
critico, alla responsabilità personale di questo giudizio critico.
Terzo fattore determinante: l'abolizione delle Nazioni e delle differenze fra i
popoli perseguito con l'Unione Europea è un'idea che non sarebbe mai potuta
nascere senza l'internazionalismo propugnato da Marx. So che molti lettori del
nostro sito trovano eccessiva la posizione degli Italiani Liberi contro l'Unione
Europea. Ed è mia intenzione cercare di dimostrare, ancora più chiaramente di
quanto non abbia fatto fino ad oggi, che la catastrofe attende tutti i popoli
che vi sono assoggettati, e per primi gli Italiani. Confermo qui soltanto una
cosa: che si tratta dell'operazione più radicalmente comunista che sia stata mai
progettata (per questo le Sinistre ne sono ovunque e più ancora in Italia, i
maggiori guardiani) e che, annientando i popoli, crollerà rovinosamente peggio
dell'Unione Sovietica. Mi permetta però, gentile signor d'Ambrosio, di rinviare
ad altro articolo questo argomento.
Quarto fattore determinante:
l'idea di usare il pezzo del corpo (sottolineo "corpo" perché il concetto della
totalità della persona nel pensiero di Marx è stato abolito: per questo è
"lavoratore", forza lavoro, ecc.) di un individuo trasferendolo in un altro
corpo, non poteva nascere che nel sistema di significati e di valori comunista.
Eliminazione delle barriere poste dalla Natura con l'unicità individuale del DNA
e eliminazione della "morte" come forma significativa per la specie umana di
fondamento metafisico della convivenza di gruppo. Anche su questo sarà
necessario tornare più a lungo.
Segnalo, per ora, un libro di un comunista che non si è mai vergognato di
dichiararsi tale, Giovanni Berlinguer, il quale è anche un medico e professore
universitario di Igiene del Lavoro, persona sensibile e serissima, e che ha dato
al suo saggio sui trapianti d'organo un titolo esemplare: "La Merce Finale" (Baldini-Castoldi,
Milano, 1996)
Con i saluti più cordiali,
Ida Magli
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