Lettere

 
 
 
 
 
 

No all'ingresso della Turchia in Europa

 

Da: Francesco Fedeli (Roma)
Inviato: 24 giugno 2004
Oggetto: No all'ingresso della Turchia in Europa
 
 

Cara dr.ssa Ida Magli,

 

da mesi si parla con insistenza anche di un futuro ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Ma la Turchia non è affatto un paese europeo, né per la sua posizione geografica, né per storia, cultura e religione. Ritengo che questi siano motivi validi per essere contrari al suo ingresso nell’UE. Ciò non vuol dire essere contrari a creare con la Turchia e con altri paesi del bacino mediterraneo delle linee privilegiate di alleanza e di rapporti di cooperazione. É vero che la Turchia dal 1949 fa parte della Nato, è un importante alleato nella lotta contro il terrorismo internazionale, è uno stato laico, ma non può considerarsi un paese europeo.

Geograficamente parlando più del 95% del suo territorio si trova in Asia, come la capitale Ankara. Se la Turchia entrasse a far parte dell’Europa, l’Unione sarebbe poco “europea” in quanto confinerebbe con l’Iraq, l’Iran, e altri stati asiatici.

Storicamente parlando i turchi e l’Impero Ottomano sono stati per secoli una minaccia costante nei confronti della civiltà europea. Per secoli una parte dell’Europa orientale (Grecia, Romania,. Bulgaria, Albania, Serbia, ecc.) ha subito la dominazione turca. L’Impero Ottomano ha tentato più volte di conquistare l’Europa, ma è stato eroicamente respinto sia a Lepanto (1571) che nell’assedio di Vienna del 1683. Senza la vittoria di Vienna oggi non saremmo qui a parlare di radici cristiane dell’Europa da inserire nella Costituzione europea. E, infine, la Turchia non ha ancora riconosciuto ufficialmente il genocidio degli armeni avvenuto nel 1915, quando un milione e mezzo di armeni, da millenni stanziati nelle regioni nord orientali della Turchia, furono massacrati in maniera atroce dal governo turco durante l’ultima fase di vita dell’Impero Ottomano. Sarebbe veramente uno scandalo se fosse ammesso nell’UE un paese che non ha il coraggio di riconoscere gli orrori commessi quasi un secolo fa. Sicuramente sono stati fatti molti progressi dal punto di vista democratico dalla Turchia, è uno dei pochi stati laici musulmani, ma questo non significa che basta essere un paese democratico per entrare nell’Unione europea.

Ci sono anche altri aspetti da considerare. L’ingresso della Turchia in Europa significherebbe l’adesione di un paese di 70 milioni di abitanti, la quasi totalità di religione musulmana, che nel 2025, con il tasso di crescita previsto, potrebbero arrivare a 88 milioni. Con molta probabilità il paese più popoloso dell’UE diventerebbe uno stato musulmano, ci sarebbe un aumento dell’immigrazione turca e questo metterebbe a rischio l’identità europea che, volenti o nolenti gli euroburocrati, è una identità cristiana.

Anche le conseguenze economiche sarebbero negative. Il reddito medio di un cittadino turco è notevolmente inferiore a quello dei cittadini dell’Unione europea, il tasso annuo di inflazione della Turchia è molto alto. Il costo dell’adesione della Turchia sarebbe sicuramente pesante per i lavoratori italiani ed europei. Non solamente questi si troverebbero sul loro territorio a concorrere con manodopera a basso prezzo, con il conseguente aggravio della disoccupazione, ma molto probabilmente numerose imprese trasferirebbero le proprie attività in Turchia visti i bassi costi di produzione. Problema analogo per gli agricoltori che già competono con prodotti concorrenziali e di bassa qualità provenienti dalla Turchia e dagli stati nordafricani. Sarebbe necessario anche un “piano Marshall” per aiutare questo paese a colmare il suo ritardo economico, e ciò comporterebbe il dirottamento verso la Turchia di una grande quantità di denaro, raccolto con un aumento delle imposte, che andrebbe a discapito della aree più disagiate come il nostro mezzogiorno che, già adesso con l’allargamento ad Est rischia di vedere una riduzione delle risorse a disposizione.  

 

Francesco Fedeli

(Roma)

 

 

Tutto quanto dice il nostro lettore è vero. Ma l'unica possibilità di impedire l'ingresso della Turchia è quella di combattere per uscire del tutto dall'unione europea. Come ha dimostrato anche il comportamento dei capi di governo di fronte al forte dissenso di quasi tutti i popoli nelle ultime elezioni europee, essi non recedono dalla meta finale, che è la distruzione dell'Europa d'occidente. Nessuna motivazione della logica e del buon senso, dunque, potrà fermarli proprio perchè la logica e il buon senso indurrebbero a salvare l'occidente europeo. Se non ci si convince di questo (per quanto sia quasi impossibile convincersene), ossia che lo scopo dell'unificazione europea è cancellare l'Occidentalità storica e culturale, non soltanto non si capisce, ma soprattutto non si combatte con tutta la forza indispensabile per non morire.

Italiani Liberi