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Domanda sulla lira

 

Da: Luca
Oggetto: Domanda sulla lira
 
CAMBIEREBBE QUALCOSA
SE SI TORNASSE ALLA LIRA?
Ho letto che potremmo tornare alla Lira con un "serpente monetario", che vuol dire?
Vorrei anche sapere: se tornassimo alla Lira non ci sarebbe ormai inutile perchè i prezzi rimarrebbero invariati? 
 

Luca

 

 

Gentile Luca,

l'aumento dei prezzi fatto registrare con l'imposizione dell'euro è stato una conseguenza - gravissima e immediatamente tangibile - di una politica che non esita a mettere in atto, rafforzandolo, il proprio potere, senza studi di fattibilità e di impatto sulle centinaia di milioni di persone coinvolte in Europa. Il "serpente monetario" era stato ideato prima dell'euro per garantire un collegamento tra le monete europee, che potesse limitarne l'oscillazione in un determinato ambito, ma senza annullare quel mercato interno continentale creato anche (qualcuno, ora, se ne è finalmente accorto) dalla variabilità dell'agio di una moneta sull'altra. L'euro ha spazzato via questa visione realistica e storica dell'Europa per imporsi con la pesantezza del rublo su un'Europa sovietizzata.
Rinunciare all'indipendenza monetaria è praticamente aver rinunciato a tutta l'indipendenza come Nazione: la Banca di Francoforte decide di noi. Inoltre: il cambio fissato con l'euro non aveva nessun reale rapporto con il valore delle singole monete, per cui non è il tanto condannato aumento dei prezzi da parte dei commercianti quello che ha inciso, quanto il fatto che i commercianti sono stati il primo punto della catena a fare i conti con la mancanza di reale rapporto con la lira ed hanno quindi dovuto (sottolineo "dovuto") ricreare un mercato realistico (a parte ovviamente quelli più o meno ladri). Da noi un esempio lo si può vedere nel canone alla RAI, che è una tassa di Stato e che oggi è quasi il doppio di quello che era in lire. Dunque anche lo Stato...
L'irrealtà del valore dell'euro è dimostrata anche dal suo non rapporto con l'andamento dell'economia dell'Europa. E' forte mentre l'economia è debole, cosa contraria alle cosiddette leggi fondamentali dell'economia. Di fatto l'euro dipende dal dollaro e non da sè stesso: è il dollaro che è sceso (perché Greenspan ha voluto favorire l'economia americana), e non l'euro che è salito e ha fatto scendere il dollaro. Bisogna anche tenere conto del fatto che gli italiani si accorgerebbero meglio del valore dei prezzi con la lira, dato che tutti continuano a tradurre mentalmente in lire quello che spendono: nessun italiano medio ha mai comprato un paio di scarpe normali a trecentomila lire!

Ma tralasciando pure gli aspetti più tecnicamente economici (dove peraltro ci si sarebbe aspettata la massima competenza da parte dei governanti-economisti che hanno voluto l'euro) un ritorno alla lira - o anche a un ipotetico "euro italiano" - sarebbe auspicabile perché avrebbe significato di per sé. Volerlo e ottenerlo, sarebbe infatti una importante inversione di tendenza rispetto alla deriva attuale, in cui il popolo italiano sta fatalmente perdendo la sua coscienza di gruppo e con esso la memoria di tutte quelle pagine di storia che la fondano. In questo processo di rinnegamento sono coinvolte la lingua, la religione, e tutto quanto fa dell'Italia l'Italia. Non sembrerebbe, dato lo sventolio di tricolori e di richiami alla Patria dei nostri governanti nelle cerimonie ufficiali, che fa da incredibile contraltare alla dissoluzione in Europa. Ma proprio questo sembra essere l'abile gioco del Potere e degli interessi suoi propri interni, che nulla hanno a che spartire, evidentemente, con gli interessi dell'intera nazione. Gli inni alla Patria di Ciampi non sono soltanto incredibili, ma incredibili per il cinismo che li guida e li sostanzia. Mai, assolutamente mai, anche il più terribile despota della storia si è nascosto nell'inganno come i nostri governanti attuali. Il gesuitismo impallidisce per la sua ingenuità al confronto.
 

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