Lettere

Roma,
20-11-2003
 
 
 
 

Cmmento a un articolo di Ida Magli

 

Da: Emilia Zecchini  - Milano
A:
I
talianiLiberi

Data: 20 Novembre 2003

Oggetto: Commento a un articolo di Ida Magli

 
 

  Caro Direttore,
leggo spesso gli articoli sul vostro sito e li trovo generalmente interessanti, soprattutto per quanto riguarda le posizioni  antieuropeiste di Ida Magli.

  L’ultimo, quello sui fatti di Nassirya (‘Troviamo il coraggio di avere paura’) mi lascia in parte perplessa, forse lo trovo un po’ troppo pessimista.

  Sono assolutamente d’accordo sul fatto che queste missioni sarebbe più appropriato chiamarle "di guerra al terrorismo" che "di pace", che i nostri militari spesso aiutano generosamente le popolazioni, ma sono e devono restare soldati e non missionari,   che ora non ci si deve ritirare dall’Iraq, anche per non dare un’impressione di debolezza. 

  Trovo, però, che certe frasi sembrino dare quasi una patente di superiorità agli estremisti

islamici rispetto ai Cristiani in generale e agli Italiani in particolare. Questi terroristi (non tutti i musulmani) non sono semplicemente dei ‘credenti’, sono fanatici e criminali; per lo meno lo sono stati in tante altre occasioni, quando non hanno neppure colpito dei militari, ma dei civili in modo indiscriminato.

  Noi dobbiamo avere dei nostri valori in cui credere, ma non dobbiamo dimenticare di avere più di 2000 anni di civiltà, non dobbiamo metterci sul loro stesso piano e diventare anche noi integralisti.

Noi Italiani purtroppo abbiamo subito per più di mezzo secolo l’egemonia culturale di forze poli-

tiche nichiliste e antinazionali ed  è già un successo se buona parte della popolazione non ha perso del tutto la sensibilità per certi valori. Non bisogna neppure illudersi; per alcuni i caduti in Iraq non sono affatto da ammirare; sono quasi  dei mercenari, che fanno questo lavoro solo per guadagnare un po’ di più.

  Vediamo però che per tanti Italiani, nelle ore tristi e difficili, il senso di identità nazionale, il Tricolore (non certo la bandiera europea) tornano ad avere un significato. Se anche il sacrificio dei nostri soldati dovesse servire solo a farci ritrovare questi valori, potremmo dire che non sono morti invano.

 

Emilia Zecchini  - Milano