Lettere

 
 
 
 
 
 

Curiosi concetti sull'immigrazione

 

Da: Marco C.
Data: giovedì 29/07/2004
A:
posta@italianiliberassociazione.it
Oggetto: lettera per Ida Magli
 

   Gentile Professoressa Magli,

   con riferimento ai Suoi interventi su “il Giornale”, ed in particolare all’ultimo del 21 Luglio 2004, sono felice di riscontrare come vi sia qualcuno che abbia ancora il coraggio di difendere idee e valori che sembrano oggi fuori moda.
   Ascoltavo, giorni addietro, una trasmissione radio in cui si dibatteva sul tema dell’immigrazione; per l’ennesima volta mi è capitato di sentire dichiarazioni che miravano a consolidare nella mente degli ascoltatori un’accoppiata di “curiosi concetti”.
   Il primo: un paese a crescita demografica zero ha bisogno di immigrazione per garantire la propria sopravvivenza.
   Il secondo: esistono lavori che ormai in Italia nessuno vuole fare, dunque servono immigrati per soddisfare questo bisogno.
   E’ difficile pensare, escogitare due assiomi tanto aberranti quanto privi di fondamento, senso e logica.
   Viviamo in un epoca in cui le più alte cariche istituzionali ci ricordano pressoché quotidianamente i valori dell’unità e della patria (salvo poi volerla diluire, se non annientare, all’interno dell’Unione Europea…), e ci tocca dover pensare che sì, visto che non facciamo figli e la popolazione invecchia, dobbiamo “acquistare” cittadini aprendo -di conseguenza- ai flussi migratori.
   Mercificazione dell’individuo e delle comunità di individui, cancellazione delle proprie origini, della propria cultura e tradizioni; quale futuro pensiamo di costruire per i nostri figli, in un Paese in cui vi sono persone che si reputano titolate a pianificare scientificamente la sostituzione di un’etnia autoctona (!)  ?
   Oltretutto, se proprio si reputasse opportuno agire in questo senso, logica e pragmatismo dovrebbero portare ad una preferenza per popolazioni a noi affini per usi e costumi, per religione, per valori di base.
   Esistono Paesi del mondo, oltretutto in gravi difficoltà, le cui genti sono non solo a noi affini ma addirittura provenienti dal nostro Paese; perché non seguire un percorso razionale ed efficace, ed accogliere preferibilmente loro?
   Forse “governance” dei fenomeni migratori , come oggi si ama dire, non potrebbe essere anche questo?
   Il “secondo teorema”, poi, è ancor più fantasioso. Viviamo in un paese in cui - lo sanno tutti- vi sono intere regioni con un elevatissimo tasso di disoccupazione; posto che esistano effettivamente questi lavori che “nessuno vuol più fare”, perché non incentivare chi è senza lavoro a dedicarsi a queste mansioni piuttosto che permanere nella condizione di disoccupato a carico della collettività?
   Questo messaggio culturale, che porta a ritenere scontato e perfino giusto che vi siano lavori di cui non è più opportuno occuparsi, che valori porta con sé? Ed il solo pensiero di affidare lavori “scomodi” a lavoratori immigrati, di quali valori è intriso?
   Ho un’azienda, e vivo in un  territorio che ha il più basso tasso di disoccupazione del Paese. Tutte le aziende della mia Provincia, e la mia fra quelle,  faticano a trovare manodopera: possibile che un industriale debba sentirsi costretto ad assumere, chessò, un egiziano o un bosniaco, piuttosto che avere una fila di disoccupati nostrani che bussano ai cancelli in cerca di lavoro?
   Quando la logica ed il buon senso sembrano incapaci di spiegare un fenomeno, o peggio ancora appaiono come strumenti inadatti a gestirlo, significa purtroppo che la strada intrapresa è senza via d’uscita.
   Nei secoli a venire, leggendo questi eventi filtrati dal vaglio del tempo e della storia, i nostri discendenti penseranno molto male (eufemismo) di noi.

 

 

   Si tratta di problemi che sembrano ormai quasi insolubili perchè c'è, alla base, la volontà da parte dei governanti, non soltanto italiani ma di tutti quelli che hanno predisposto la costruzione dell'unione europea, di distruggere le identità nazionali e culturali. Se non vogliamo cadere nella disperazione del non poter fare assolutamente più nulla, sono convinta che gli Imprenditori debbono diventare " "soggetti politici", davvero, ossia imporre ad alta voce la loro volontà. La scuola obbligatoria e statale per tutti fino ai diciotto anni è la causa prima della mancanza di persone capaci di fare dei lavori di qualsiasi genere, nè manuali nè intellettuali. Inoltre, quando si è andati a scuola, annoiandosi a morte fino ai diciotto anni, ci si ritrova con la convinzione di aver diritto a lavori di tipo "superiore", anche se non si è capaci di fare nulla. Insomma, la scuola statale, come tutte le altre istituzioni, fingendo di essere la concessione di un diritto, serve, tanto quanto il voto "democratico", a ridurre i sudditi a SUDDITI, ossia a far sì che deleghino, senza saperlo, tutta la loro personalità, la loro volontà, agli unici che guidano e possiedono il potere: quelli che perseguono l'annientamento delle persone, sia come individui che come Italiani, come cristiani, come occidentali,ecc. ecc. Grazie di averci scritto. Sono sicura che, se ci mettiamo a lavorare per salvare l'Italia così come lavoriamo in tutto quello che facciamo, riusciremo almeno a smascherare il tradimento, a lasciare la testimonianza dell'infamia di coloro che ci stanno uccidendo. _