LA FACOLTA' DI LETTERE E L'ANTROPOLOGIA
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Risponde Ida Magli Carissima Maria Paola, grazie di avermi cercato, grazie di avermi scritto. Le "lezioni", o meglio l'incontro, lo scambio intenso, profondissimo, di pensieri, di sentimenti, di " Io - Persone" (tante persone ognuna col proprio Io) nell'aula magna della Facoltà di Lettere negli anni '80 sono rimasti anche per me i più importanti della mia vita. Sì, sono la stessa Ida Magli di allora, carissima Maria Paola, e ti ringrazio di avermi scritto anche perché, rispondendoti (e spero che non ti dispiaccia se lo faccio pubblicamente), posso finalmente spiegare ai tanti che, come te, non riescono a capire quale sia la strada sulla quale cammino, che cosa sia successo, e forse - io lo spero con tutte le mie forze - avere ancora fiducia nella mia lotta contro la "sacralità del potere". Ti racconto in brevissima sintesi gli "avvenimenti" che probabilmente non conosci, ma che, anche se si sono verificati in apparenza nel mio itinerario personale, sono di fatto avvenimenti di scontro della sacralità del potere con chi, non tanto non vi si piega, quanto lo rivela decodificandone le chiavi. La battaglia contro l'antropologia di Ida Magli, ossia contro l'antropologia tout-court, che si svolgeva, come ricorderai, già allora con i piccoli e grandi mezzi possibili di boicottaggio da parte dell'Istituzione-Università, è diventata sempre più schiacciante (ti ricordi quando ho comunicato con un avviso in bacheca che gli studenti erano liberi di passare al corso tenuto dall'Ordinario essendo io stata ritenta "non matura" per l'ordinamento in quanto non adoperavo nel mio lavoro il metodo marxista?). Ebbene, da quel momento in poi il viottolo sul ciglio della montagna è diventato tanto ripido e stretto da impedirmi di proseguire, e nell'anno 1988 ho dato le dimissioni dall'Università. Io non so, ancora oggi, se ho fatto bene, cara Paola. Forse ho sbagliato. Ma quello che è avvenuto dopo - a parte il fatto che comunque non posso tollerare adesso, così come non potevo tollerare allora, che venisse calpestata l'antropologia insieme al mio pensiero e alla mia libertà - mi ha confermato che, o accetti di essere complice almeno col silenzio, oppure te ne devi andare. Ecco infatti, il seguito. Nessuno ha dato il minimo rilievo alle mie dimissioni, malgrado la mia notorietà anche giornalistica. Una spessa coltre, la stessa coltre che ha coperto l'operazione distruttrice dell'Unione Europea, si è distesa a sinistra (la destra non ha mai capito nulla dell'antropologia per cui non aveva nulla da dire) su azioni che, una volta fuori dall'Università, considerava ancor più pericolose e che quindi dovevano essere vinte solo ed esclusivamente col silenzio. E' stato allora, carissima Paola, che ho cominciato a capire quale era la prospettiva giusta dalla quale guardare le operazioni del Potere nei confronti di una antropologia che adoperava le chiavi di un "modello" significativo interconnesso, strettamente chiuso nella propria logica. E, prima di tutto, far rientrare la liberazione dal potere sacro gridata da Gesù di Nazaret, nel terribile cerchio delle religioni sacrificali. Ti ricordi i nostri discorsi su Gesù? Ebbene non ti fa impressione, Paola, il tradimento dei suoi rappresentanti, a cominciare da Karol Wojtyla, che lo hanno fatto rientrare nell'ebraismo e nel musulmanesimo? Il discorso sarebbe troppo lungo e lo riprenderemo insieme, Paola, se vorrai. Sappi, comunque, che potrai renderti conto che sono la stessa che hai conosciuto anche soltanto guardando ad alcuni dei libri che ho scritto da allora: da "Teresa di Lisieux" alla "Madonna"; dalla "Sessualità maschile" a "Sulla dignità della Donna"; da "Storia laica delle donne religiose" a "Sesso e Potere" fino a quel "Contro l'Europa" che conosci. Non libri, Paola, ma battaglie, con le armi del pensiero, dello studio, della parola, contro quella sacralità del potere che adesso si è arroccata nella divinità "Europa" più intangibile della Madonna. Scusami, scusatemi tutti che mi leggete - se mi sono soffermata su avvenimenti che mi riguardano come persona. E' una cosa che non ho mai fatto, che detesto e che mi umilia. Ma visto che anche i giornali sui quali tanti, miei studenti e non, erano abituati a leggermi, soprattutto "La Repubblica" e "l'Espresso", hanno dato la minima spiegazione sulla scomparsa della mia firma, adesso, davanti ad una domanda esplicita di una mia allieva, posso e devo dirlo: non c'è diritto di parola per chi prende posizione contro l'islamismo, contro l'integrazione di Gesù nell'ebraismo e nel musulmanesimo, contro l'annientamento dell'Italia consegnata al bestiale razzismo di una identità geografica, quella euro-asiatica. Su tutti gli altri temi cui accenni, cara Paola, torneremo dato che qui,come al solito, è in gioco la complessità di un modello culturale nel suo insieme. Ti ringrazio e ti abbraccio.
Roma, 7 Ottobre 2003 Ida Magli |
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